Il cambiamento di religione di uno dei coniugi è causa della separazione?

Il cambiamento di religione di uno dei coniugi è causa della separazione?

La Corte di cassazione (sez. VI civile, ord. 14728/16) ha affermato che l’abbandono della fede cattolica da parte del marito in favore di altra confessione religiosa non è catalogabile come fattore decisivo per la crisi coniugale, tale da legittimare l’addebito e l’affidamento esclusivo dei figli minori in favore della moglie.

Per i giudici «il mutamento di fede religiosa da parte di uno dei coniugi e la conseguente partecipazione alle pratiche collettive del nuovo culto», pur avendo «incidenza sull’armonia della coppia», non può automaticamente «giustificare la pronuncia di addebito della separazione» salvo che l’adesione al nuovo credo religioso si traduca in comportamenti incompatibili con i doveri di coniuge e di genitore.

Quanto ai figli i giudici hanno sottolineato che nonostante le diverse convinzioni religiose, entrambi i genitori «paiono effettivamente legati ai figli e capaci di accudirli nella quotidianità». Nondimeno, vanno prese precauzioni finalizzate ad assicurare «la continuità nelle abitudini e negli impegni dei figli, provvedendovi direttamente o, qualora a ciò ostino le sue convinzioni religiose, facendo ricorso alla collaborazione della madre o dei nonni». In primo luogo, infatti, occorre evitare che lo sviluppo della personalità dei minori (di 10 e 13 anni) possa subire pregiudizi dall’improvviso contatto con «le nuove convinzioni religiose del padre, così diverse da quelle finora professate nell’ambito familiare».

Annalisa Gasparre – Cultore di Elementi di diritto della famiglia e dei minori, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano